GRANDENEROGRANDEBIANCO

Sebastiano Dammone Sessa
Tracce
14 aprile  |  15 maggio  |  2018

sabato 14 aprile
h 18 | 21

GRANDENEROGRANDEBIANCO

Matteo Ceretto Castigliano
Orizzonte artificiale 
24 febbraio  |  25 marzo  |  2018

inaugurazione
sabato 24 febbraio
h 18 | 21

Quarto appuntamento per il progetto GRANDENEROGRANDEBIANCO alla Chiara Ronchini Arte Contemporanea con la personale dell’artista Matteo Ceretto Castigliano.

ORIZZONTE ARTIFICIALE

L’orizzonte artificiale, detto anche indicatore di assetto, è uno strumento giroscopico che permette di conoscere l’assetto di un aeroplano anche in condizioni di bassa visibilità. È quindi indispensabile per il volo strumentale come indicatore per il beccaggio e per il rollio.

Matteo Ceretto Castigliano, artista Torinese classe 1985, con Orizzonte Artificiale intende tracciare una rotta immaginaria partendo da coordinate convenzionali, oggettive, unitamente a coordinate concettuali, teoriche.
La rotta tracciata è una linea che da Torino giunge a Terni, rilevando così analogie tra passato e presente della storia metalmeccanica di entrambe le città.
Un articolato percorso che inevitabilmente trova la sua rappresentazione nei valori e nelle specificità di un luogo che affonda le sue radici nell’identità industriale.
Le opere, realizzate interamente in metallo, verniciate ed assemblate, portano con sé i valori culturali appartenenti alla storia e rivelano con forza le dinamiche del presente. La forma concreta dell’opera, con la sua spiazzante semplicità e resistenza del materiale, esplicita una dualità che diventa unità: due moduli che, uniti insieme, sono capaci di sostenere il loro stesso peso; simbolo di un sistema, di un ordine e di una struttura multifunzionale.
Matteo Ceretto Castigliano vuole così dare forma autentica alle emozioni ed alle esperienze in relazione a ciò che è e ciò che è stato, costruendo un volume capace di contenere e custodire lo spazio ed il tempo per l’avvenire.
Le opere appaiono così testimoni ideali di un cambiamento epocale:
Esse diventano idealmente alternativa alla virtualità effimera della contemporaneità a favore di una rinnovata tradizione.
La scelta dei colori utilizzati per i lavori in ferro, benché ispirata al caratteristico dispositivo, assume in questo caso un significato inedito: il bianco essenza della cultura, vulnerabile e sensibile allo stesso tempo; il nero la sua complessità; il trasparente la tangibilità delle cose. Infine l’azzurro, il colore dei caschi degli operai delle acciaierie, doveroso omaggio a coloro i quali hanno plasmato e reso unico un territorio ed un immaginario.

Orizzonte Artificiale è un’analisi accurata, uno studio da parte dell’artista che diventa così storico e ricercatore, documentando le esperienze e la cultura di un luogo.
In mostra, oltre alle opere in metallo, ritroviamo una fotografia di archivio riproposta in grande formato e due disegni su carta.
La realizzazione delle opere è avvenuta interamente in territorio ternano e la loro progettazione a Torino.
Per la realizzazione delle opere si ringrazia la preziosa collaborazione di due Aziende: la Giancarlo Bolli S.r.l., e la R.D.A Multi Service di Terni.

L’opera di Matteo Ceretto Castigliano (CT) affonda le sue radici nella cultura del Writing.
Dalle prime sperimentazioni, influenzate dagli stili più innovativi dei graffiti, è passato in modo progressivo ad una ricerca minuziosa capace di cogliere ed evidenziare i cambiamenti del paesaggio urbano.
Le fascinazioni ricevute dai graffiti sono tuttavia presenti nelle fasi di questo processo: Il soggetto-oggetto della sua analisi, le tecniche utilizzate ed in parte i luoghi scelti per i suoi interventi.
L’interesse per il lettering, si è quindi trasformato in espediente per lo studio della forma fino ad approdare, oggi, ad una ricerca più ampia relativa allo spazio e alle dinamiche contemporanee.
Tra le principali mostre ricordiamo: “Whatever comes tomorrow, happened yesterday” MiniGalerie (Amsterdam); “Via Torino” Galleria Giuseppe Pero (Milano); “Tojour Beton “ Slika gallery (Lione); “1984” Galleria Civica (Modena); Artmosphere Biennale (Mosca); “MarBazar “ Ritmo (Catania);”Operazione Axum” Cripta747 (Torino).
I suoi wall paintings sono visibili sui muri di Torino, Modena, Bologna, Catanzaro, Hasselt, Varsavia, Madrid, Kosice, Breda.

GRANDENEROGRANDEBIANCO

Martina Merlini
Enfasi
15 dicembre  |  20 gennaio

inaugurazione
15 dicembre ore 18 | 21

Enfasi di Martina Merlini alla Crac Chiara Ronchini Arte Contemporanea è il terzo appuntamento Solo Show del progetto grandenerograndebianco.

In mostra i lavori rigorosamente creati per questa occasione e un’installazione site-specific dell’artista che accoglierà lo spettatore all’interno dello spazio.

Martina Merlini, bolognese, classe 1986, che vive a Milano, è un artista italiana il cui lavoro è conosciuto per la sua costante evoluzione.
A partire dalle illustrazioni, ha esplorato nuove tecniche e materiali che sono tutti riflettenti della sua ricerca di un equilibrio formale e di armonia geometrica. Negli ultimi anni, ha sviluppato e perfezionato la propria tecnica con cera e smalto, cercando di definire una crudezza che ricorda la tipica casualità della natura seppur conservando le regole invisibili che vi scorrono.
La giovane artista gioisce dell’esperienza e dell’apprendimento attraverso cui acquisisce la conoscenza del proprio sé. Questa nuova conoscenza acquisita permea attraverso una varietà di contesti espressivi come l’arte di strada e le installazioni.
Il lavoro della Merlini è stato esposto in tutta Europa e negli Stati Uniti dove è stata residente a White Walls & Shooting Gallery di San Francisco.

Continuando a esplorare la sottile linea tra realtà e fantasia, superando i confini, questa giovane artista italiana sta guadagnando sempre più riconoscimento con ogni sua opera.

GRANDENEROGRANDEBIANCO

Giulio Zanet
Abnegazione
23 novembre  |  10 dicembre

inaugurazione
23 novembre ore 18 | 21

Abnegazione è la nuovissima serie di lavori creati appositamente per il progetto espositivo -GRANDENEROGRANDEBIANCO- della Galleria CRAC –Chiara Ronchini Arte Contemporanea- stagione 2017.2018, dall’artista Torinese Giulio Zanet.

L’artista in questa occasione rinuncia ad un importante parte del suo lavoro, il colore.
Rinuncia a favore dell’assoluto, il bianco e il nero, regalando loro, la possibilità almeno per una volta, di diventare protagonisti.
Senza una progettualità ben precisa, come è solito fare all’artista, se non quella di costruire il lavoro nel mentre, ovvero pensare e fare, Zanet produce delle opere che lottano equilibratamente con le loro perplessità.
Riflessione costante nei lavori di Zanet, la dualità degli opposti, tradotta in un’espressione che elogia il rigore, pur portando sempre in sé, quella fragile e inevitabile imprecisione.
Questa imprecisione è l’imperfezione innata dell’umanità che insieme al rigore geometrico, divengono la perfetta metafora di armonia e disarmonia del mondo; la complessità più grande, una convivenza costante degli opposti, la dualità del reale.
Abnegazione sono astrazioni di questo essere in divenire, nell’affermazione e nella cancellazione di un’esistenza che lotta nella ricerca infinita di un equilibrio, purtroppo impossibile, se non nel mentre di un istante, di un’azione, di una sensazione.
Bianco e nero cancellano qualcosa fatto in precedenza, divenendo così, potenza assoluta nel risultato finale di questi imprevedibili lavori.


Mettendo in atto un processo di astrazione, in dipinti e installazioni, Giulio Zanet realizza dei lavori che documentano momenti di riflessione dell’esistenza quotidiana.
Il suo lavoro è un’indagine costante sulle immagini, sulla rappresentazione del mondo, nonché raffigurazione di idee che trovano attraverso la pittura la propria realizzazione.
L’ambiguità e l’evidenza, la ripetizione, la variazione, le regole e le omissioni, l’accettazione e il rifiuto, sono gli elementi messi in gioco dall’artista per portare il fruitore ad interrogarsi sul significato dell’opera.
Forme non riconoscibili sono la decostruzione del reale di Zanet, aumentando così la dinamica tra pubblico e autore, evidenziando l’impossibilità di oggettivizzare le emozioni e le eterne dualità che governano il mondo.
Le sue opere non mostrano una struttura completa, raccontano stralci di storie senza soggetti e con verbi all’infinito, suggerendo curiose metafore.
L’artista e lo spettatore possono facilmente immaginare una propria interpretazione senza essere ostacolati dalla realtà storica. Giulio Zanet attualmente vive e lavora a Milano.


Giulio Zanet nasce a Colleretto Castelnuovo ( Torino) nel 1984. Vive e lavora a Milano.
Nel 2007 arriva terzo al premio “Arte Laguna”. Nel 2008 partecipa alla collettiva “Master of Brera”, Liu Hiusu Art Museum di Shangahi; è inoltre nella collettiva “New Art new pop”, Centro d’arte e cultura di Brolo, Mogliano Veneto. Nel 2009 è finalista del Premio Combat, espone nelle collettive “Do not cross the line”, Stazione di Porta Nuova a Torino e “Open#1, S.A.L.E, Ex Magazzini del Sale, Venezia. Arriva secondo nel 2010 al Premio Italian Factory ed espone presso la First Gallery di Roma. L’anno seguente partecipa a due residenze: una a Santiago de Compostela e una a Berlino; espone la prsonale “Hangover” alla GiaMaArtStudio di Benevento, è finalista al Premio Celeste. Nel 2012 è finalista al Premio Lissone. Espone in due bi-personali: con Ester Grossi “Written on the Hays”, First Gallery, Roma e con Sabrina Casdaei “Growing in lightness”, Kaleidoscop, Berlino. Dello stesso anno le peronali “Scuse per viaggiare”, 5aOfficina, Milano; “Things to do today”, Quattrocentometriquadri, Ancona. Partecipa alla collettiva “Crises and Rises”, Istitut Francais-Palazzo delle Stelline, Milano. Nel 2013 è invitato alla residenza “Haihatus” in Finlandia, è presente alla Biennale di Venezia con il progetto “We have arrived nowhere”, partecipa alle collettive “StreetScape”, Pinacoteca Civica, Como e “Last Young”, Villa Brivio, Nova Milanese e realizza il progetto “Loveless” con Michael Rotondi, Spazio Meme, Carpi.
Nel 2014 collabora alla creazione della collezione autunno/inverno 2014-15 con la stilista Giulia Marani.
Nello stesso anno partecipa alla residenza Multipoint Art Symposium, in Slovacchia ed espone a Varsavia con il progetto Sto*Disegnando!!!
Nel 2016 realizza due personali a Milano, “Another Painting” presso Circoloquadro e “Still Nothing” con la ABC-GALLERY di Genova ed espone il progetto “Extreme Abstract” ad ARTE SANTANDER in Spagna con la BiBox Art Space.
Nel 2017 è finalista al Premio Cairo presso Palazzo Reale a Milano.

https://www.giuliozanet.tumblr.com/
https://www.works.io/giulio-zanet

GRANDENEROGRANDEBIANCO

Molino & Lucidi
Früh am Morgen
14 ottobre  |  29 ottobre

inaugurazione
14 ottobre ore 18 | 21

Simona Molino e Matteo Lucidi operano insieme dal 2008 utilizzando diversi linguaggi espressivi per lo più installazioni, performance e video. Con i loro lavori mettono in luce ed amplificano le capacità narrative della realtà, della cultura globale e dei condizionamenti sociali. Giocare con le dualità, le opposizioni, i punti di vista doppi è parte integrante della natura e della ricerca degli artisti che amano sollecitare forze molteplici e contrastanti.

I lavori, realizzati appositamente per la galleria, rappresentano una sintesi della loro ricerca fino a questo momento. Utilizzando la classica pellicola da imballaggio per avvolgere l’oggetto / tela, si intende sottolineare l’ambiguità tra protezione e costrizione; imballare e conservare come sinonimi di condizionare, influenzare, limitare la libertà d’azione.

Decontestualizzare l’oggetto di uso comune ne esalta la forma, crea una nuova immagine evidenziando la valenza scultorea di un prodotto industriale, il polietilene lineare a bassa densità, nato per avvolgere articoli commerciali; sta poi all’operazione di selezione degli artisti e alla loro manualità, sfruttando le proprietà elastiche e auto collanti del materiale, elevarlo e nobilitarlo privilegiandone l’aspetto estetico rispetto a quello funzionale.

Le opere, di ispirazione berlinese – luogo dove gli artisti vivono e lavorano – nascono dalla quotidiana osservazione delle strade della città invase da un flusso continuo di carico e scarico merci soprattutto di mattina presto (Früh am Morgen), con un rimando in chiave moderna ai lavori di importanti artisti italiani come gli Achrome manzoniani o le plastiche e i cellophane di Alberto Burri.

Stagione 2017-2018 Ottobre/Giugno
Omaggio all’essenziale.

Il Bianco e il nero.

Il principio di ogni cosa; il  positivo e il negativo, il tutto e il niente,  il pieno e il vuoto, la presenza e l’assenza.
La grandezza della semplicità ha un fascino inimitabile nella sua essenza estetica e  concettuale.
La potenza dell’essenziale inganna,  nella semplicità risiede la complessità.
Bianco e Nero celano l’infinità di colori della vita e le sue mille possibilità.
La bellezza di un bianco o di un nero è esplicita nella sua immediatezza, nella sua trasparenza, e noi instancabilmente ne siamo attratti.
Omaggio all’essenziale è anche un omaggio a tutti gli artisti che sono stati grandi con la semplicità, artisti che hanno conquistato un pezzo di storia dell’arte destinato all’eternità, artisti che hanno fatto la storia dell’arte e che ancora oggi influenzano volontariamente o involontariamente tutta l’arte.
Artisti che non serve studiarli per capirli, perché è sufficiente trovarsi di fronte a una loro opera per capire la grandezza dell’arte.
L’arte si comprende attraverso le emozioni, si studia in base ai brividi che un’opera è in grado di suscitare e quanto è in grado di rimanere in vita.
Ritrovarsi davanti ad un’opera come Grande Bianco e  Grande Nero del 1952 di Alberto Burri, senza fiato, è la prova della maestosità e dell’immortalità dell’arte.

Bianco e Nero sono il simbolo della complessità di un mondo, da qui la loro potenza espressiva.
Grandenerograndebianco è un ciclo di personali pensato per tutta la stagione espositiva della Galleria che andrà da Ottobre a Giugno.
Agli artisti è stata chiesta massima libertà di espressione arrivando all’essenzialità della loro creazione per comunicare quello che di più potente c’è in ognuno di loro.

“Sperimentate, osate, fate quello che avete sempre voluto fare e mai fatto, immaginate il mio piccolo spazio come una gigante tela bianca; il principio di tutto: il bianco il nero , la vostra arte e voi.”

GRANDENEROGRANDEBIANCO

A Tribute to all that is essential.
White and black.
The beginning of everything;  positive and negative, everything and nothing, full and empty, the presence and the absence.
The greatness of simplicity has an inimitable charm in its aesthetic and conceptual essence.
The power of the essential deceives, simplicity lies in the complexity.
White and Black conceal the infinity of colours of life and its many possibilities.
The beauty of white or black is explicit in its immediacy, in its transparency, and we are tirelessly attracted to it.
A Tribute to the essence is also a tribute to all the artists who have been great with simplicity, artists who have conquered a piece of the history of art and are destined for eternity, artists who have made this history and are still today influencing,  voluntarily or involuntarily, all art.
Artists who do not need to be studied them to be understood, because it is sufficient to face with their work in order to understand the greatness of art.
Art is understood through emotions, it is studied on the basis of the emotions that a piece of art is able to elicit and how long that emotion can last.
Finding oneself in the presence of a Great White and Great Black from1952 by Alberto Burri, and feeling breathless, is proof enough of the majesty and immortality of art.
White and Black are the symbol of complexity of a world, hence their expressive power.

Grandenerograndebianco
is a cycle of personality designed throughout the exhibition season of the Gallery, which will be from October to June.
Artists have been asked for maximum freedom of expression thus reaching the essence of their creation and communicating that which is most powerful in each of them.

“Experiment, dare, do what you’ve always wanted to do and never have done, imagine my little space as one enormous white canvas; the beginning of everything: of white and black, of your art and of you. “